Giovanna Marini e il Gargano in un libro ACTES SUD 2007

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TESSERAMENTO 2010

ISCHITELLA e VICO DEL GARGANO: STAGE di Canto tradizionale del Gargano dal 30 marzo al 4 aprile 2010

San Nicandro Garganico: 29 marzo-3aprile Mostra Settimana Santa
FOGGIA: LA CHITARRA BATTENTE NELLA TRADIZIONE DEL GARGANO
BOLOGNA: SUONI DAL MONDO XX Festival di musica etnica
SAN SEVERO: Stages Canto, danze e racconti tradizionali 2.3 -11.5.2010  

Giovanna Marini e Testaccio Ricerca sul Gargano 2007

 Articoli di Salvatore Villani
*Il giornale della musica- Puglia
*I beni immateriali dell’UNESCO

I Cantatori di Carpino con CD
(Registrazioni dal 1954 al 1997)

TARANTELLA FEST

Il regista Giandomenico Curi ha donato al nostro centro il documentario: Gargano. La musica delle campagne (2005)

Una vita senza ricerche non è degna di essere vissuta (Socrate)

Ottobre Piovono Libri

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Edicolè – San Severo
via Teresa Masselli, 99
Venerdì, 17 aprile 2009 ore 18

Presentazione del libro di

Vincenzo Giagnorio 
Uai assa’ mmort ma 
 (a cura di Angelo Frascaria e Matteo Vocale)
Interventi 
di Antonio R. Daniele e Gino Annolfi 

A seguire

Li Ariarule
“Musiche tradizionali della Capitanata”

Vincenzo Giagnorio, pescatore, è nato a San Nicandro Garganico il 5 novembre 1914. Già pastorello e bracciante, poi caporale maggiore nella Seconda Guerra Mondiale e alfine internato militare in Germania, sostanzialmente autodidatta (poté frequentare la scuola solo sino alla quarta elementare), è il secondo volume che pubblica con il Centro Studi Tradizioni Popolari del Gargano e della Capitanata, dopo La mia vita. I miei ricordi, a cura di Salvatore Villani, 2007.

 

Vincenzo Giagnorio
Uai assa’ e mmort ma’
Manoscritto con versione digitalizzata e tradotta
A cura di Angelo Frascaria e Matteo Vocale
Presentazione di Antonio R. Daniele
pp. 232 (cm 21 x 30)

TP 6

Quest’opera non è il puro atto documentario delle tradizioni popolari. Vincenzo Giagnorio pare averla concepita facendola correre su un doppio binario: la celebrazione del verso popolare tradizionale in controcanto all’esperienza personale, che gli permette di tentare l’itinerario poetico conservando intatti la suggestione della danza popolare, la caustica icasticità dei motti e dei detti, il lirismo del cantastorie e appoggiandosi, infine, alla vaghezza del racconto di viaggio scanzonato e temerario, alle donne civette, maliziose e scostumate, a quella religiosità cristiana “guastata” dall’avito paganesimo del fascinum, dei riti contro il malocchio (Carolina, Mariannina e Maria) che ha radici ben piantate in tutta la memoria della iatrodemonologia mediterranea.
Dalla presentazione di Antonio R. Daniele (Università degli Studi di Foggia)
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